Ho fatto una cosa nuova, si chiama Guido

11 aprile 2016
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WordPress non è facile da usare

Un paio di settimane fa ero al Contributor Day del WordCamp Torino. Per chi non lo sa: il WordCamp Torino è una conferenza su tutte-cose-WordPress organizzata dalla comunità torinese di WordPress, invece il Contributor Day è una giornata che si fa un giorno prima o un giorno dopo il WordCamp dove ci si divide in gruppi e si lavora e contribuisce a WordPress, ognuno per quello che vuole e che può.

Comunque: ero lì e ho deciso di lavorare col team di supporto, perché è un po’ di anni che uso WordPress e mi piace aiutare gli altri a usarlo meglio. Siamo andati sul forum italiano di supporto, abbiamo aperto il thread più recente e abbiamo iniziato a leggerlo. Era un thread interessante e complesso, con molte domande non banali a cui rispondere, e abbiamo iniziato quasi subito a discutere su come dare la risposta migliore.

Facile?

Mentre discutevamo e ognuno diceva la sua sono rimasto colpito da quanto spesso usavamo la parola «facile». Secondo alcuni di noi era tutto piuttosto facile: capire come fare una certa cosa, capire un concetto specifico di WordPress,  capire la differenza tra frontend e backend, capire la differenza tra che cosa fa WordPress, che cosa un Tema, che cosa un Plugin è facile, ovvio, intuitivo. Basta fare così e cosà.

Negli ultimi due anni ho insegnato a usare WordPress a una trentina di persone, quasi tutte agli inizi e in generale quasi tutte con un’idea molto vaga di come funziona questa cosa di pubblicare contenuti online, e se c’è una cosa che ho imparato è che per chi è agli inizi WordPress è tutto tranne che facile da usare.

C’è un problema di percezione

Cioè: si è sparsa la voce che se uno deve fare un sito internet «è facile, basta usare WordPress». In questo caso non mi interessa dare un giudizio morale o di metodo – per me e per i miei clienti la cosa non si è mai risolta nella scelta degli strumenti – ma di percezione.

Funziona così: molte persone usano WordPress e riescono a mettere su un sito senza spendere soldi e senza dover scrivere codice – yay! Poi, visto che sono soddisfatte del risultato, dicono in giro che il sito se lo sono fatto loro: «è facile, basta usare WordPress». E così via, fino a quando «è facile, basta usare WordPress» diventa un’opinione comune e condivisa, di cui si convincono anche quelli che non hanno mai né visto né usato WordPress in vita loro, né hanno mai usato una cosa simile a WordPress per mettere su un sito. Ma visto che «è facile, basta usare WordPress» quando ne avranno bisogno non avranno dubbi su quale strumento scegliere: «è facile, basta usare WordPress».

C’è un problema di aspettative

Ho insegnato a usare WordPress anche a persone che non solo non avevano mai visto né usato WordPress in vita loro, ma che non avevano neanche mai usato una cosa simile a WordPress per mettere su un sito: e ogni volta che vedevano e usavano WordPress per la prima volta restavano smarrite, perplesse e stupite.

Era sempre un problema di aspettative disattese: io sapevo che «è facile, basta usare WordPress», allora perché guardo questa cosa e non ci capisco niente? Perché come prima cosa non posso costruire il layout del sito? Perché non posso semplicemente trascinare le cose in giro e montarle e smontarle come voglio Perché c’è differenza tra quello che scrivo e come viene fuori alla fine? Perché io provo a fare questa cosa e ne viene fuori un’altra? Perché non posso personalizzare tutto quello che voglio, ma solo alcune cose? Perché quello che posso personalizzare dipende dal Tema? E comunque che cos’è un Tema? E un Plugin?

Molte persone alle prime armi avevano sentito dire in giro che «è facile, basta usare WordPress», e avevano adattato questa opinione diffusa e condivisa a quello loro percepivano come un modo facile di mettere su un sito internet: una via di mezzo tra Word e Photoshop, in cui tutto è personalizzabile – font, colori, margini, spazi, tutto – in cui non è mai necessario arrivare a toccare il codice e in cui il layout del sito si può costruire trascinando in giro dei blocchi di varie dimensioni e con caratteristiche diverse.

Dal loro punto di vista questa è un’aspettativa che ha perfettamente senso. E anche dal mio: perché quando è successo a me di dover fare un sito internet per la prima volta ho cercato esattamente uno strumento del genere – senza trovarlo.

WordPress è facile da usare, quando hai capito come si usa

Chi è agli inizi magari non ha mai usato WordPress né uno strumento simile, ma ha quasi di sicuro prodotto e pubblicato contenuti digitali, usando strumenti diversi – ed è usando questi strumenti che ha imparato a farlo.

Da un lato ci sono programmi come Word, Photoshop e simili: strumenti complessi e potenti che danno grande libertà e autonomia di azione e che ti lasciano lavorare sui contenuti personalizzandoli fino ad ottenere esattamente il risultato che si ha in mente.

Dall’altro ci sono applicazioni più semplici e diffuse – come Facebook, Twitter, Instagram, Whatsapp e Medium – che permettono di pubblicare rapidamente contenuti senza poter scegliere o personalizzare quasi niente. Sono rapide e immediate, non c’è quasi niente da imparare e chiunque è in grado di usarle per mettere online le sue cose.

Dal punto di vista di chi inizia WordPress unisce il peggio di questi due mondi: è uno strumento complesso che non ti lascia personalizzare quasi niente – a meno che tu non abbia già compreso almeno i concetti di base e sia disposto a mettere le mani nel codice, ogni tanto.

Intendiamoci: WordPress è uno strumento complesso perché risolve bene molti problemi davvero molto complessi. È potente, flessibile, si può usare sostanzialmente per fare qualsiasi cosa, se usato bene è anche relativamente sicuro, c’è una comunità enorme disposta ad aiutare e migliaia di risorse gratuite e a pagamento a disposizione.

Ma i suoi pregi, le sue doti e le sue potenzialità non sono la prima cosa che viene in mente a chi inizia. La prima cosa che viene in mente a chi inizia è: oddio, è completamente diverso da quello che mi aspettavo e sembra piuttosto complicato da usare. E questa è una cosa che chi insegna agli altri a usare WordPress o vende WordPress ai suoi clienti non deve giudicare, ma capire e rispettare.

Smettiamo di dire che fare qualcosa è facile: vale per tutti

A marzo ho lavorato una settimana per semplificare e automatizzare il mio flusso di lavoro. Ho speso 79$ per comprare questo ottimo libro – no, non mi pagano per parlarne – ho seguito le istruzioni, ho modificato quello che non faceva al caso mio e ora ho un bellissimo flusso di lavoro automatizzato, che mi fa lavorare meglio, risparmiare un sacco di tempo e di cui sono molto orgoglioso.

È stata una settimana spesa bene, ma è stata anche una settimana molto frustrante. Ho dovuto imparare in poco tempo molte cose nuove, che non sapevo, di cui sapevo poco o di cui avevo solo sentito parlare. Ho addirittura lavorato di sabato – una cosa che mi ero promesso di non fare mai più – tanto mi sentivo frustrato e stupido ogni volta che veniva fuori un problema che non riuscivo a risolvere.

Però peggio – molto peggio – della frustrazione era la sensazione che in fondo si trattasse di cose facili, e che fossi io a essere in difetto visto che non le capivo. Perché quando cercavo aiuto online trovavo soprattutto risposte scarne e poco esaurienti, piene di cose date per scontate e di semplificazioni. Cose del genere: «Just update your ruby gems, generate a new SSH key, and run a git rebase». Certo, come no.

Come scrive Brad Frost: «“Just” makes me feel like an idiot». «Facile», per quanto mi riguarda, mi fa lo stesso effetto – ed è una cosa che succede a tutti: a prescindere da quanto si è esperti e preparati c’è sempre qualcosa che non sappiamo fare e dobbiamo imparare a fare.

Quindi smettiamo di dirlo, smettiamo di usarlo e smettiamo – se possibile – di pensarlo. Invece, iniziamo ad ascoltare le persone e a metterci nei loro panni.

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