Ho fatto una cosa nuova, si chiama Guido

9 settembre 2015
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Alcune note sul nuovo sito di Zandegù

Il nuovo sito di Zandegù è il risultato di un lavoro iniziato quasi un anno fa: che è partito da una revisione dell’infrastruttura tecnica, è passato dal lancio dei corsi online – che tra poco verranno rilanciati e che sono stati via via rivisti e semplificati nel corso dei mesi – e che poi ha coinvolto tutto il resto del sito.

Il nuovo sito di Zandegù è anche il risultato di un lavoro di squadra: Enrica ha lavorato alla nuova strategia di comunicazione – ne parla qui sul suo blog – e Marianna e Marco non sono stati solo clienti, ma parte attiva di un gruppo di lavoro – qui raccontano come hanno vissuto questa esperienza.

Progettare l’imprevedibilità

Una delle prime cose che mi hanno chiesto Marianna e Marco quando abbiamo iniziato a progettare il nuovo sito è stata: ma poi una volta finito il lavoro, il sito tra quanto tempo dobbiamo rifarlo? Quanto tempo ci dura il sito?

È una domanda così figa che mi verrebbe da dire: grazie per la domanda. E quindi: grazie per la domanda, Zandegù.

Il mio obiettivo – con Zandegù, ma è il mio obiettivo in generale – è quello di progettare e costruire siti internet che durano. Che cambiano nel tempo – come cambia il business che usa il sito come strumento – ma che non devono essere costantemente rifatti. Che possono essere estesi, che possono essere modificati e migliorati, che possono essere ampliati per accogliere nuove esigenze, che possono essere ridotti perché alcune esigenze non ci sono più, ma che non diventano inattuali e inutilizzabili nel giro di un paio d’anni. Siti che resistono al tempo: che si adattano e sono resilienti, pronti a trasformarsi in altro.

Costruire un sito in grado di durare nel tempo nel caso di Zandegù ha significato progettare l’imprevedibilità. La pagina del singolo corso, la home page e le tre home page di sezione – quella dei corsi, quella dei libri e quella dei percorsi – condividono una struttura modulare e componibile, che non costringe i contenuti in una struttura rigida, e che è l’espressione di una resa. Progettando mi sono arreso all’evidenza che io non so come potranno evolversi le esigenze di Marianna e Marco nel tempo – e che l’unica cosa sensata da fare era progettare un sito in grado di tenere conto di questa imprevedibilità, di guidarla e sfruttarla a suo vantaggio invece di subirla.

La pagina del singolo corso tra tutte è la più prevedibile, e quella con una struttura più ovvia e lineare. Ma la scheda informativa sintetica – quella in alto sulla sinistra se guardate il sito con uno schermo abbastanza grande – può ospitare un numero indefinito di elementi, decisi da Marianna e Marco di volta in volta. Lo stesso vale per la sezione Domande e risposte – che si trova in fondo se la pagina è quella di un corso o di un percorso – e per i prodotti correlati, scelti a mano da Marianna e Marco, che possono comporre di volta in volta la selezione più adatta, a seconda del contesto e delle loro esigenze.

Le home page di sezione – quella dei corsi, quella dei libri e quella dei percorsi – invece sono completamente modulari e completamente agnostiche. Marianna e Marco possono scegliere liberamente tra un set di forme – a tutta larghezza, 2/3 + 1/3, 1/3 + 2/3, 1/2 + 1/2, 1/3 + 1/3 + 1/3 – e assegnare a ogni forma un prodotto. Possono decidere di mettere tutti i prodotti di una categoria oppure no, possono decidere come disporli e come variare la sequenza a seconda dei momenti e dei cicli di vendita: spingere i corsi che ne hanno più bisogno o quelli le cui iscrizioni stanno per scadere, mettere in evidenza i libri meno venduti, e così via. La selezione, la disposizione e la gerarchia sono completamente libere e intenzionali: riflettono le loro scelte e le loro esigenze del momento.

Stesso discorso per la home page, ma portato alle estreme conseguenze. Invece di scegliere i prodotti Marianna e Marco possono comporre la home page in modo completamente custom: scelgono le forme, scrivono i contenuti, scelgono le immagini, inseriscono dove servono i blocchi verdi che servono da divisori.

È un processo meno scalabile e più manuale, ma è un processo che fa meno supposizioni e li lascia liberi di esprimere le loro intenzioni: che è l’essenza stessa del design.

Ridurre la complessità

Uno degli elementi più critici e più difficili da progettare è stata la navigazione. Non i percorsi interni di navigazione – quelli sono venuti spontanei – ma, banalmente, il menù.

Il sito di Zandegù è ricco di contenuti, e alcuni di questi contenuti sono molto articolati: esporli tutti non era possibile. Ho pensato di nasconderli tutti, usando un menu a comparsa come unico strumento di navigazione, ma mi è sembrato troppo rischioso: siamo tutti pigri quando navighiamo, non ci facciamo troppe domande, non abbiamo voglia di fare fatica e di cliccare troppo in giro. Oltre questo avere delle voci di menu esplicite e sempre evidenti è un ottimo modo di far capire immediatamente di che cosa si occupa Zandegù: corsi, libri, percorsi, eventi.

Alla fine ho scelto una soluzione ibrida: un menu esplicito e visibile con le cose essenziali, e un menu a comparsa esteso – e scalabile, pronto a ospitare tutte le voci che servono. È la scelta migliore? Non ne sono sicuro e non lo so ancora, quindi con Marianna e Marco abbiamo deciso di provarlo, di darci un po’ di tempo e eventualmente di intervenire per modificare, se necessario.

Un’identità definita

Zandegù aveva bisogno non solo di un nuovo sito, ma di una nuova identità. Durante il percorso di progettazione che ha preceduto la fase di sviluppo è venuta fuori spesso e bene la tensione tra la natura zuzzurullona di Zandegù e il bisogno di essere riconosciuti come un’azienda autorevole. Per risolvere questa tensione ho deciso di concentrare l’autorevolezza sulla sostanza e di dare alla forma tutta la zuzzurellonaggine – si dice? – di cui c’era bisogno.

Il nuovo sito di Zandegù è un sito chiassoso e che fa casino. È molto lontano da quello che farei io istintivamente, ma è esattamente quello di cui loro hanno bisogno. Immagini grandi, evidenti e colorate, una palette di colori acida – scelta da Davide Canesi, il loro grafico – un font, il Raleway che ho usato per i titoli e soprattutto in pesi importanti che fanno venire fuori bene il suo lato pop. Il resto lo fa il copy – tutto opera di Marianna e Marco – e soprattutto il micro copy: sottotitoli, riassunti, pulsanti. Dettagli divertenti e importanti.

Il nuovo sito di Zandegù è anche un sito autorevole e pragmatico. Dice le cose che servono in modo chiaro, ti fa comprare in modo fluido e senza possibilità di errore. Il testo «da leggere» è composto in Proxima Nova: molto simile al Raleway ma più serio e composto, elegante, disteso.

Andare il più veloce possibile

O meglio: andare il più veloce possibile, nonostante tutte quelle foto. Che sono utili e importanti per dare forma e vita alla nuova immagine di Zandegù, ma che non devono rallentare il sito né renderlo spiacevole da usare. Con questo limite in mente – le foto ci devono essere, devono essere grandi, belle, tante e non devono rallentare il sito – ho deciso di concentrarmi sulle performance percepite. Cioè: non tanto il tempo assoluto che impiega il browser a finire di caricare la pagina, ma la reattività del sito: cioè quanto tempi ci impiega a diventare utile a chi lo sta navigando.

Ci sono ancora dei dettagli da sistemare, ma già così di solito il sito risponde entro il secondo. Cioè: entro il secondo c’è qualcosa sullo schermo e si può iniziare a usarlo, poi nel giro di un altro secondo o poco più la pagina viene caricata completamente. Ma intanto la reazione è la più rapida possibile, e la sensazione è di avere tra le mani un sito veloce, nonostante tutto.

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