Ho fatto una cosa nuova, si chiama Guido

18 agosto 2014
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Oggi inizio a tenere un diario

Oggi inizio a tenere un diario, perché ultimamente ho un problema con la scrittura – con il fatto stesso di mettermi lì a scrivere e decidere che quello che che ho scritto va bene e ha senso, proprio – e ho deciso che l’unico modo per risolvere i miei problemi con la scrittura è – molto semplicemente – mettermi a scrivere.

Scrivere mi è sempre piaciuto, e nonostante tutto ultimamente è diventato un problema per me. Scrivere mi è sempre venuto facile, spontaneo e in generale anche abbastanza bene, secondo me, e nonostante tutto ultimamente non è facile per niente, anzi: è un percorso a ostacoli, faticosissimo e che mi sfinisce, fino al punto che la cosa migliore da fare diventa mollare tutto, piantarla lì, e mettersi a fare altro.

C’è questa cosa che non so come chiamare e quindi ho deciso di chiamare «Sindrome della Tesi di Laurea», che ultimamente mi prende ogni volta che ho voglia di scrivere qualcosa e allora mi metto lì e provo a scrivere qualcosa: mi sembra tutto troppo ovvio perché valga la pena scriverne, mi sembra che dovrei scrivere solo a livelli altissimi – che altissimi, poi, cioè? – mi sembra che niente sia degno abbastanza, mi sembra che valga la pena pubblicare solo cose profondissime, dettagliatissime, esatte e il più possibile definitive, e in ogni caso di sicuro qualcun altro ha già scritto la stessa cosa da qualche altra parte, meglio di quanto potrei fare io, o anche solo esattamente nel modo in cui l’avrei fatto io, ma prima di me: e quindi perché insistere?

Perché appunto scrivere mi è sempre piaciuto, e mi è sempre venuto facile, spontaneo e in generale anche abbastanza bene, secondo me, e non sono disposto a rinunciare a questa cosa di me che mi porto dietro da sempre, e mi accompagna da quando mi ricordo di ricordarmi qualcosa, .

Perché è un esercizio spietato di chiarezza e analisi, è il modo migliore di fare il punto sulle cose, e perché è un esperimento di falsificazione. Se mi viene in mente qualcosa mi metto lì a scriverla prima di tutto per capire se mentre la scrivo continua ad avere senso e a stare in piedi: altrimenti vuol dire che magari mi era venuta in mente una stupidaggine, oppure che non ne so ancora abbastanza, che è troppo presto, e non sono disposto a rinunciare ad avere le idee il più chiare possibili, perché se uno riesce a chiarirsi le idee allora poi è più libero e più leggero, secondo me, perché sa cosa vale la pena tenere, e cosa invece si più decidere di lasciare andare.

E poi perché ci sono davvero molte cose che mi va di scrivere, e non riuscire a farlo mi fa arrabbiare, e continuare a mettermi a tacere da solo mi fa arrabbiare, e perdere la possibilità di scriverle, di metterle giù, di capire se hanno senso o no, se stanno in piedi o no, e cosa ne penso io, e cosa ne pensano gli altri, di queste cose che penso e che mi va di scrivere, mi fa arrabbiare.

Per cui.

Ne ho parlato un po’ ieri con Enrica di questa cosa – eravamo a camminare in mezzo ai campi di mais in una bella mattina di agosto, fresca e limpida come me ne ricordo poche di mattine di agosto così, da queste parti, e io ho tirato fuori questa cosa del fatto che non riesco più a scrivere per l’ennesima volta, e lei mi ha guardato un po’ storto, e mi ha pure risposto un po’ male, e aveva ragione.

Allora ci ho pensato un po’ e ho pensato a tutte le volte che ho letto di gente che seguo e che leggo che decide di scrivere un post al giorno sul suo blog, o 1000 parole al giorno da qualche parte, e mi sono detto che quelle cose lì non fanno per me, perché sono belle da sentir dire ed è bello che ci sia qualcuno che lo sa fare, ma io no, perché me la immagino già la pressione, il senso di responsabilità, l’idea di doverlo fare per forza, di dovermi inventare qualcosa a tutti i costi, che poi dovendomi inventare qualcosa a tutti i costi avrei di sicuro scritto male, confermando l’idea di non saper più scrivere, e che quindi non ne valesse essenzialmente la pena, e che avrei fatto bene a continuare a starmene zitto. Un disastro.

Invece un diario, ho pensato: potrei tenere un diario.

Poi mi sono ricordato che un po’ di tempo fa avevo letto da qualche parte di questa applicazione fatta per tenere i diari, si chiama Day One, e dove ne avevo letto ne parlavano proprio bene. Allora l’ho cercata e avevo ragione, ne avevano davvero parlato proprio bene, e mi è piaciuta di nuovo, perché poi è una di quelle cose che mi piacciono a me, un bel prodotto fatto bene, che costa 10 euro, lo fanno dei tizi in Utah e fanno solo questo, e ci mettono calma e cura, e nel corso degli anni hanno messo su un bel business solido intorno a questa app, che ora assumono addirittura gente, e secondo me sono delle persone che mi venisse voglia di smettere di fare il freelance, avrei proprio voglia di andare a lavorarci insieme.

Comunque l’ho comprata, l’ho installata, e poi ho fatto una cosa, che è un po’ l’equivalente del mio dire: scrivo 1000 parole al giorno. Cioè ho messo su un remainder, tutti i giorni alle 18, che mi ricorda che se mi va posso scrivere qualcosa.

Che cosa? La mia idea è questa qui: che alle 18 mi metto lì, e metto giù com’è andata la giornata: le cose che ho fatto, che ho pensato, le cose nuove che ho imparato, se qualcosa mi è piaciuto oppure no, se qualcosa è andato storto, se qualcosa mi è rimasto impresso.

Faccio così, e poi vediamo.

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