Ho fatto una cosa nuova, si chiama Guido

10 marzo 2014
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9 cose che ho imparato, dopo un anno che faccio siti internet

  1. Che per molti clienti fare un sito internet significa risolvere un problema visivo, grafico, estetico, creativo, anche se in realtà chi fa siti internet di mestiere sa – o dovrebbe sapere – che non è così, e che noi non siamo grafici, né creativi, ma web designer, cioè progettisti.

  2. Che per molti clienti fare un sito internet significa risolvere un problema tecnico, tecnologico, informatico, anche se in realtà chi fa siti internet di mestiere sa – o dovrebbe sapere – che non è così, e che noi non siamo tecnici né informatici, ma web designer, cioè progettisti.

  3. Che in molti casi le persone del punto 1. e del punto 2. coincidono, e messe insieme fanno la quasi totalità dei clienti possibili, e che questo è il modo in cui stanno le cose, e non può né deve mai essere un problema, o peggio ancora una colpa, per i nostri clienti.

  4. Che praticamente tutte le persone che hanno bisogno di fare un sito internet – visto che dal loro punto di vista fare un sito internet significa risolvere un problema visivo o tecnologico – iniziano a lavorare con un web designer soltanto dopo che hanno già definito il loro progetto in ogni dettaglio, individuato tutti gli obiettivi e tutte le strategie e trovato tutte le risposte possibili e tutte le soluzioni migliori ai loro problemi, e considerano il web designer con cui stanno lavorando un puro esecutore materiale – anche se poi a guardare bene le risposte che si sono dati sono sbagliate, e le soluzioni che hanno trovato sono dannose e impraticabili.

  5. Che tutto questo è perfettamente normale, visto che praticamente tutte le persone che hanno bisogno di fare un sito internet in realtà non sanno proprio niente di cosa significa davvero fare un sito internet o di com’è fatto il mestiere di chi fa i siti internet, e che va benissimo così – perché ad esempio anche noi a nostra volta non sappiamo proprio niente di com’è fatto il mestiere dei nostri clienti, ed è compito nostro e soltanto nostro spiegare ai nostri clienti com’è che lavoriamo, com’è fatto il nostro mestiere, e qual è il nostro metodo di lavoro e quali sono le nostre esigenze, e com’è che le cose si fanno bene, invece di farle male.

  6. Che alla base del nostro lavoro c’è e deve esserci prima di tutto l’empatia che esercitiamo nei confronti delle persone con cui lavoriamo, che sono i nostri clienti – e dopo, solo dopo, l’ultima release di jQuery – e che è compito nostro e soltanto nostro dimostrarlo – nei fatti e con le nostre azioni.

  7. Che dobbiamo imparare a dire no, e che questo a volte significa dire di no a una proposta, a un’idea, una soluzione possibile che arrivano dai nostri clienti, perché magari si tratta di una proposta, di un’idea, di una soluzione possibile sbagliate, e invece di fare del bene farebbero del male, e invece altre volte significa dire di no a un lavoro, perché sappiamo che non fa per noi, perché non è quello che sappiamo davvero fare, perché non è quello che ci piace davvero fare, e quindi lo odieremmo, e odieremmo prima di tutto noi, e quindi anche i nostri clienti, e l’odio non è un buon presupposto da cui partire per lavorare insieme.

  8. Che dobbiamo imparare ad appropriarci noi per primi del nostro mestiere in tutte le sue parti, e spiegare che quello che facciamo in realtà – quello in cui consiste davvero il nostro mestiere – non è fare grafica o tecnologia, ma ascoltare molto, fare molte domande, aiutare a risolvere i problemi e a raggiungere gli obiettivi dei nostri clienti, fare molta ricerca, passare molto tempo con i nostri clienti, parlare molto con loro, parlare molto con le persone che devono usare il sito che stiamo progettando, dire di no, quando serve, fare in modo che venga detto di sì, quando serve, dettare la direzione e non subirla, e ricordarci sempre che siamo integralmente responsabili del nostro lavoro e dei suoi effetti sul mondo e sulle altre persone.

  9. I’ll catch you when you fall.

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