Ho fatto una cosa nuova, si chiama Guido

17 gennaio 2014
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Come ho trovato lavoro imparando a fare siti internet

A un certo punto, un po’ meno di un anno fa, ho perso il lavoro. Facevo il Project Manager per una start up – un prodotto per l’editoria digitale che mi piaceva e in cui credevo molto, e che però ha fallito. Prima di quello ero stato un po’ di tempo in un grande gruppo editoriale – di libri – a fare gli ebook. Cioè: a coordinare la produzione digitale delle case editrici, che farli, gli ebook, li facevano altri.

Quando ho perso il lavoro, io non avevo nessun mestiere in mano. Sapevo gestire dei progetti, e sapevo lavorare con contenuti online e cose digitali, ma sono competenze vaghe e poco spendibili, e se uno mi chiedeva: «ma tu, che mestiere fai» io non sapevo bene cosa rispondere. E questo era un problema, perché fai fatica a cercare un lavoro nuovo se non sai qual è il tuo mestiere, e se non sai spiegare cosa sai fare con chiarezza e in due parole.

Una cosa che invece avevo, quando ho perso il lavoro, era un’idea – allora un po’ vaga e più teorica che pratica, a dirla tutta – di come si fanno i siti internet. Qualcosa avevo imparato lavorando, qualcosa per i fatti miei. Allora – visto che di farsi assumere da qualche parte non se ne parlava, c’era la crisi, che c’è ancora – ho iniziato a dire in giro che facevo i siti, e mi sono accorto che a saperli fare, i siti, c’era del lavoro da prendere. Così ho iniziato a prendere dei lavori e a fare dei siti, e li ho fatti, e ne faccio ancora, e ogni volta che inizio un lavoro nuovo sono contento, perché mi piace lavorare, e mi piace il mio mestiere.

E poi un giorno, mentre facevo un sito – uno degli ultimi che ho consegnato, uno di quelli di cui sono più orgoglioso – mi sono accorto che era cambiato qualcosa. Lavorare mi veniva più facile, e riuscivo a pensare e a procedere in modo diverso. Mi sentivo più tranquillo, più consapevole e sicuro, e mi sentivo così perché – finalmente – avevo un mestiere in mano. «Ho un mestiere in mano», mi sono detto, e ora se uno mi chiede «ma tu, che mestiere fai?» io posso rispondere: «io faccio i siti», e entrambi ci capiamo, e il mio ruolo è chiaro, e quello che faccio anche. Quello è stato anche il momento in cui ho smesso di avere paura del futuro.

Mentre pensavo queste cose mi sono detto che c’è un sacco di gente in giro che magari ha perso il lavoro – come era successo a me un anno fa – o si sente che sta per perderlo, o un lavoro ce l’ha ma vuole cambiare, o ha finito di studiare e non riesce a trovare un lavoro pagato una paga decente, e ho pensato che forse c’era questa cosa qui che io potevo fare: dare a una mano a queste persone, cioè insegnare anche a loro a fare i siti, iniziare a insegnare un mestiere da fare, che averlo, un mestiere, è meglio di non averlo, secondo me.

Poi questo non vuol dire che a saper fare i siti uno ha di sicuro un lavoro, o che avrà subito di che lavorare abbastanza da viverci. Ma se uno va lì e gli chiede: «ma tu, che mestiere fai» gli può rispondere: «io so fare i siti». E iniziare a costruire da lì.

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