Ho fatto una cosa nuova, si chiama Guido

21 ottobre 2013
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Tre proposte concrete per il marketing editoriale

Dopo il mio ultimo post sul marketing editoriale Angela Rastelli mi ha scritto:

Provo a farlo qui sotto.

Prima di passare agli esempi concreti penso che sia utile riprendere un concetto:

Il compito del marketing – di qualunque tipo di marketing – è quello di far sapere alle persone giuste che c’è un prodotto perfetto per loro, per i loro gusti, le loro necessità e le loro esigenze.

Applicato al marketing editoriale questo significa soprattutto:

  1. Far sapere alle persone potenzialmente interessate che è uscito un nuovo libro che fa esattamente al caso loro – che rispetta i loro gusti, le loro necessità, le loro esigenze.
  2. Aiutare le persone a scoprire il prossimo libro da leggere.
  3. Fare in modo che le persone costruiscano nuove abitudini, per cui le attività del marketing editoriale diventano la risposta più ovvia alla domanda: che libro posso leggere adesso?

Per raggiungere ognuno di questi obiettivi non è necessario reinventare la ruota. Basta fare per bene, in modo strutturato, organico e continuativo cose che le persone trovano utili, a cui possono appassionarsi e che possono diventare parte delle loro vite.

Concludendo l’esperienza del Domino Project Seth Godin scrive:

The core group of 50,000 subscribers to the Domino blog made all the difference in getting the word out and turning each of our books into a bestseller.

E aggiunge

It still amazes me how few online merchants and traditional publishers (and even authors) have done the hard work necessary to create this asset. If you’re an author in search of success and you don’t pursue this with singleminded passion, you’re making a serious error.

Lavorare con le comunità è un concetto chiave. Oltre a Seth Godin negli ultimi anni ne hanno parlato – tra gli altri – il Cluetrain Manifesto e Kevin Kelly – nella teoria dei 1000 fan.

Lavorare con le comunità non significa «creare una comunità». Lavorare con le comunità significa diventare parte di comunità che esistono già – consapevoli, se si è un brand, di arrivare spesso buoni ultimi, e preparati a scontare una dose fisiologica di diffidenza.

Un’applicazione pratica a Di bestia in bestia. Esiste in Italia una comunità di appassionati di letteratura e narrativa fantastica italiana – dove con fantastica intendo uno spazio molto ampio che include ad esempio Buzzati, Calvino, il primissimo Benni.

Io sono uno di questi appassionati. Seguirei volentieri un magazine – online – che mi facesse scoprire autori e opere nuove da leggere e da comprare. Tutti gli appassionati di letteratura e narrativa fantastica lo seguirebbero volentieri.

Questo magazine non dovrebbe essere né un catalogo né uno «strumento di marketing», né dovrebbe dedicarsi unicamente ai libri della casa editrice che decidesse di promuoverlo, né dovrebbe avere contenuti riciclati o di seconda scelta.

Al contrario, dovrebbe essere un magazine vero, con uno staff editoriale, un suo modello di business, una presenza online ben strutturata e attiva, una newsletter che le persone abbiano voglia di leggere e ricevere, magari un evento annuale che permetta alle persone di incontrarsi.

La sua missione dovrebbe essere quella di diffondere la conoscenza della letteratura fantastica italiana, in Italia, non quella di vendere o di essere un veicolo pubblicitario.

Barefoot Books è una casa editrice indipendente statunitense di libri per bambini e ragazzi. Negli ultimi anni Barefoot Books ha smesso di vendere i suoi libri – nell’ordine – da Borders, Barnes&Nobles e – da pochissimo – da Amazon, per concentrarsi sulla rete delle librerie indipendenti, sulla vendita diretta online, e sul programma Ambassadors, che consente a chiunque di diventare rivenditore dei prodotti Barefoot Books, sia attraverso eventi rivolti alla propria famiglia e alla propria comunità di riferimento, sia online.

Grazie a questa strategia Barefoot Books ha rinforzato il suo brand, ha stretto legami sempre più saldi con la comunità dei lettori interessati ai suoi prodotti e ha visto diminuire i resi e crescere i profitti.

Il punto non è copiare il modello di Barefoot Books in ogni dettaglio, sperando che funzioni – anche perché non funzionerebbe. Al contrario, la cosa da fare è coglierne l’attitudine, e – questa sì – replicarla.

L’obiettivo è rinforzare e infittire i rapporti tra chi pubblica e chi legge. Come faccio a realizzarlo? Come faccio a fare in modo che chi legge abbia voglia di parlare dei miei libri, di consigliarli?

Il marketing editoriale spesso ama parlare di «successi del passaparola», quasi che gli editori fossero riluttanti nel far conoscere e vendere i propri libri, e che questi vendessero nonostante tutti gli sforzi per impedirlo. In questo caso si tratta di fare esattamente il contrario: rendere il passaparola un processo costante, organico.

Un’applicazione pratica a Di bestia in bestia (e non solo). Una volta c’erano in gruppi di lettura. Ci sono ancora: le persone si organizzano per leggere libri insieme e poi parlarne. Le persone si consigliano nuovi libri da leggere, e qualcuno ne comprano.

Le persone amano parlare dei libri che hanno comprato, esaltarli o stroncarli, consigliarli agli altri.

Dunque, se io fossi un’editore, farei così:

  1. Preparerei un kit di linee guida per chi volesse organizzare un gruppo di lettura in cui leggere i miei libri. Il kit dovrebbe contenere poche regole chiare e le linee guida del brand, con materiali di supporto: locandine, segnalibri, eccetera.
  2. Selezionerei una rete di librerie indipendenti, in Italia.
  3. Darei come regola che i gruppi di lettura si devono incontrare in una delle librerie indipendenti che fanno parte della rete.
  4. Renderei il kit disponibile online per chiunque volesse organizzare un gruppo di lettura.
  5. Darei ai gruppi di lettura gli strumenti per proseguire la discussione, online.

In questo modo metterei insieme in un colpo solo: il mio brand, i miei libri, le persone, le librerie, i librai. Un patrimonio inestimabile.

Wattpad è una piattaforma online in cui chi scrive può pubblicare le sue opere – tutte o in parte – e ricevere commenti e suggerimenti dai suoi lettori.

Scrive Margaret Atwood su Wattpad:

Like Dickens during his serial publication of Pickwick, Wattpad writers get feedback from readers, and may shape their stories accordingly.

E ancora

The beauty of WattPad is it enables a whole new generation of readers. And no matter what form you use, if you don’t have young readers, you won’t have older readers later, and the form will die out. Young people are reading and writing and spreading their enthusiasms for the form.

Un’applicazione pratica a Di bestia in bestia (e non solo). Dare alle persone la possibilità di riscrivere i romanzi – o di leggerli insieme, di commentarli, di immaginare sviluppi alternativi – è uno dei modi più efficaci di fare in modo che si appassionino a un autore – e a chi lo pubblica – sia che lo conoscessero già, sia che non sapessero della sua esistenza.

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